Giovani talenti: Rinforzare il coraggio di rischiare

Il mio nuovo pezzo di Psicologia dello Sport su CalcioScouting.com

Giovani talenti: Rinforzare il coraggio di rischiare 

Nel metodo di lavoro da noi ideato e che adottiamo nell’ambito dello Scouting (il @TT-CM), uno degli aspetti più importanti è dato dalla capacità del giovane calciatore di “individuare soluzioni” che siano in grado di rispondere adeguatamente e, perché no, con una certa creatività (talento) alle situazioni di gioco. 

Da un punto di vista psicologico i due processi alla base di questa attitudine sono il problem solving ed il decision making. Il giovane analizza in modo rapido e preciso il contesto, anche nello spazio strettissimo, dimostrando grande capacità di focalizzare naturalmente l’attenzione “dove serve”. 

Dopodiché intuisce strade, vie, soluzioni valutandone pro e contro in pochissimo tempo ed effettuando un lavoro di “sintesi”. Ed a quel punto effettua una scelta assumendosi un rischio calcolato. 

Quando parliamo di giovani calciatori (o atleti di sport di squadra) che devono muoversi in campo pensando, trovo che sia fondamentale un aspetto che spesso vedo molto penalizzato sui campi di calcio dove si esprimono soprattutto i bambini, ovvero la capacità di dimostrare “coraggio” proprio nella direzione della ricerca di soluzioni. 

Una regola che vale in realtà in tutti gli sport: quando una bambino o un giovane atleta analizza una situazione, effettua una scelta e rischia una giocata, un’azione, un gesto tecnico e specialmente se si tratta di bambini nella fascia d’età 8-12 anni, questo aspetto dev’essere premiato e valorizzato INDIPENDENTEMENTE DALL’ESITO DELLO STESSO. 

Che è secondario in fase evolutiva. Si tende a confondere l’egoismo con l’assunzione di un rischio e questo è a mio avviso un errore grossolano dal punto di vista psicologico. Il giovane è certamente inserito in un contesto di squadra, è vero. E questo deve portarlo a sviluppare gradualmente quel “senso del collettivo” che lo spinga a privilegiare soluzioni che favoriscano il vantaggio di squadra rispetto a quello individuale. 

Tuttavia, ciò che contraddistingue il “talento” vero è proprio la capacità di muoversi bene non solo con il corpo, ma anche a livello cognitivo, attentivo e percettivo, individuando strade che solo assumendosi un rischio con grande coraggio può verificare e conoscere. 

Il bambino che in fase difensiva tenta un dribbling, spesso viene rimproverato perché non ha passato la palla o effettuato un lancio lungo che liberasse dalla pressione dell’avversario. Trovo che il fatto di aver tentato una soluzione molto difficile e molto rischiosa (perdi palla e l’avversario va in porta) come un segnale assoluto di talento. 

Al contrario, il giovane viene sgridato e ripreso, trovandosi costretto ad inibire ricerche di soluzioni non solo intelligenti ma creative (intese non come “fantasiose” e “strampalate” ma realmente in grado di creare spazi, opportunità nuove ed originali anche per i compagni stessi). Il coraggio va premiato e rinforzato positivamente sempre. Con l’equilibrio di chi deve giocare in gruppo, certo. 

Ma con la consapevolezza che il talento sta, spesso, dove meno te lo aspetti. 

Dr Fabio Ciuffini
Psicologo Prato Lucca
Consulenza Psicologica
Psicologia dello Sport&Mental Training
Albo Psicologi Regione Toscana n°4521
Tel. 320-0298136
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