I genitori e l'ansia da "normalità"


Quello strano concetto di normalità... 

Una delle preoccupazioni più grandi per un genitore è quella di avere un figlio “normale”, in grado cioè di avere comportamenti, atteggiamenti, motivazioni, ed una globale personalità che sia in qualche modo aderente ad un canone di riferimento culturalmente condiviso ed accettato. 

Ma che significa “essere normale”? 

Leggendo un interessante contributo in proposito della Dottoressa Silvana Quadrino, in cui si introduce il tema della connotazione di normalità in relazione alla frequenza con cui molti operatori sanitari si imbattono in questo vocabolo parlando con i genitori, mi sembra interessante cercare di riproporre un particolare concetto: 

la normalità, concepita come un insieme di caratteristiche tipiche di riferimento presenti in un bambino in funzione della sua età, è di fatto un concetto non idoneo. Il nucleo fondante di tale costrutto è infatti un altro, ovvero la congruenza esistente tra i suoi mezzi naturali, comportamenti e risposte ricevute in supporto, seguendo il principio di Winnicott da  lei descritto. 

La normalità, intesa pertanto come una variabile standardizzata uguale a se stessa, è pertanto fuorviante, in quanto alcune risposte di sostegno e di intervento messe in pratica dai genitori potrebbero essere non idonee, in quanto stereotipate, a stimolare lo sviluppo di un bambino proprio in funzione della sua soggettività. 

Soggettività e normalità (concepita come elemento teorico replicantesi sempre uguale a se stesso), di fatto, sono due fattori che non vanno affatto d'accordo. Se un figlio mostra alcune difficoltà comportamentali o nell'esecuzione di un compito ricevendo come sostegno ciò che un suo coetaneo riceverebbe senza contestualizzare e senza individuare interventi adatti al suo momento di crescita, basandosi solo sulla norma, va da sé che non sarà mai aiutato adeguatamente. 

L'impiego della norma, laddove esista un ampio margine di soggettività, rischia probabilmente di creare soltanto ulteriori difficoltà. 

Quando molti genitori avanzano richieste in funzione di comportamenti non “adeguati” da parte del figlio, il primo fattore che viene preso in riferimento è la “statistica”, senza che le caratteristiche ambientali, la storia della famiglia, le sue esperienze dirette, le sue emozioni, risorse e difficoltà vengano valutate adeguatamente ed appunto, contestualizzate. 

Un figlio di fatto non è mai un agglomerato di aspetti tra di essi staccati che agiscono individualmente e si sviluppano in funzione della crescita biologica e basta. Al contrario, si evolve in funzione dell'insieme dei sistemi e delle loro regole in cui egli è inserito, che determinano le diverse velocità di sviluppo di competenze ed abilità. 

La “non normalità”, dev'essere pertanto intesa come l'impossibilità di usare un sintomo per risolvere un problema mediante le risorse personali e naturali e di mettere a frutto il sostegno ricevuto  purché esso sia tuttavia adeguato all'aiuto necessario.


Dr Fabio Ciuffini
Psicologo a Prato, Altopascio e zone limitrofe (Lucca, Montecatini). 
Consulenza Psicologica per adulti.
Psicologia Sport e Lavoro
Albo Psicologi Regione Toscana n°4521
Tel. 320-0298136
Share

Nessun commento:

Posta un commento

 
Copyright © 2015 Dott.Fabio Ciuffini, Psicologo.Consulenza Psicologica. Mental Training per atleti in Toscana
Distributed By My Blogger Themes | Design By Herdiansyah Hamzah