Il disagio dell'incoerente: la dissonanza cognitiva



Ti è mai capitato di comportarti liberamente in modo incoerente con i tuoi atteggiamenti?
Hai fatto qualcosa che non si addice alla tua educazione, al tuo pensiero, alle tue reali intime convinzioni?

Credo proprio di sì!
A tutti noi capita di agire consapevolmente e in assoluta libera scelta senza che ciò sia fedele al 100% ai nostri principi. 

Eppure, tanto per fare un esempio, molte persone fumano pur sapendo benissimo che ciò fa male alla salute, i ragazzi vanno in giro senza casco nella piena consapevolezza che in caso di caduta potrebbero subire gravi conseguenze.


Ma non solo. Quanti matrimoni si reggono sulla conflittualità tra ciò che una persona pensa (desiderio di rottura) e l'apparente tenacia nel tenerlo in piedi a tutti i costi?

Quante volte sul lavoro capita di dover fare tutti i giorni cose che non ci piacciono? Pensiamo ad un'operatrice di call center che deve vendere prodotti per la pelle che in realtà, avendoli provati su se stessa, non le piacciono per niente!


L'incoerenza tra ciò che pensiamo e ciò che invece facciamo, genera una sorta di disagio, anche di natura fisiologica, che in Psicologia viene definito Dissonanza Cognitiva, dagli studi di Leon Festinger.

Secondo questo famosissimo psicologo sociale, infatti, l'incoerenza tra pensieri ed atteggiamenti (e conseguenti comportamenti), determina uno stato spiacevole di tensione che l'individuo cercherà in tutti i modi di ridurre, modificando non il proprio comportamento ("smetto di fumare"), bensì il proprio atteggiamento ("non smetto, mio nonno è campato fino a 100 anni e fumava un pacchetto al giorno!").

Ma quali sono le precondizioni in grado di generare e mantenere uno stato dissonante?
Festinger e studi successivi hanno sottolineato che affinché la dissonanza cognitiva si inneschi e perduri nel tempo sono necessarie 4 condizioni, che devono essere tutte presenti nell'individuo:

  • Il comportamento dissonante deve avere delle conseguente negative;
  • Deve esserci un'assunzione di responsabilità personale nell'azione (l'azione viene fatta volontariamente e non per costrizioni esterne);
  • Deve attivarsi un senso di disagio e turbamento
  • Il disagio deve essere attribuito proprio all'azione compiuta


In che modo quindi una persona è disposta a modificare il proprio pensiero pur di non sentire disagio?
Modificando il proprio pensiero attraverso processi fuorvianti di attribuzione.

Ad esempio, ricercando tutti i possibili vantaggi derivanti dal comportamento ("è meglio che fumi, altrimenti divento nervoso"), oppure giustificando lo sforzo sotteso al comportamento ("ho fatto molti sacrifici pur di ottenere questo lavoro"). O, in alternativa, avvalorando la scelta fatta ("Ho fatto la scelta giusta ed ho preso un buono stipendio. Pazienza se poi quel che faccio non mi piace").

Ma esistono dei modi costruttivi per ridurre la dissonanza, magari laddove risulti oggettivamente impossibile cambiare un comportamento (ad esempio rinunciare al lavoro)?
Certo!

La via maestra è riconducibile alla ri-affermazione positiva di valori personali anche non strettamente collegati all'azione compiuta. 
Una persona in stato dissonante potrebbe compiere azioni coerenti in altri campi, (facendo ad esempio azioni positive per il prossimo), seguendo anche un percorso di crescita personale che sia basato sul recupero dell'autostima e di un consapevole ed integro concetto di sé.

Come dimostrato da alcuni studi in materia di riduzione della tensione derivante da dissonanza cognitiva,  un forte disagio conseguente ad un comportamento incoerente con i propri principi su aspetti fondamentali per la persona, può essere causa di abusi di alcool e di sostanze stupefacenti.


Dr Fabio Ciuffini 
Psicologo a Prato, Altopascio e zone limitrofe (Lucca, Montecatini)
Consulenza Psicologica per adulti. Psicologia Sport e Lavoro
Albo Psicologi Regione Toscana n°4521
Tel. 320-0298136

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