Il coraggio ed i limiti: tu minimizzi o sovrastimi?


Il coraggio ed i limiti: tu minimizzi o sovrastimi?

Ci sono situazioni nelle quali una persona si sente particolarmente impotente dinanzi agli eventi.
Momenti in cui i fallimenti che si protraggono nel tempo la portano a scoraggiarsi, ovvero a perdere quell'entusiasmo, quella determinazione necessaria a perseguire i propri scopi con la costanza necessaria. Come reagire?

Certamente l'impotenza appresa è un fenomeno profondo, che per certi versi, come ho avuto modo di analizzare tempo fa, facilita l'insorgere di circoli viziosi per cui meno una persona sente di poter fare, meno fa. E facendo di meno, non potrà che sentirsi sempre più incapace di fare (profezia che si autoavvera).

Questo processo è ben noto a molti genitori, soprattutto quando dinanzi a fallimenti scolastici o sportivi, o magari nelle relazioni amicali dei propri figli, emergono progressivi stati di malessere che li rendono apparentemente sempre più inermi.

Ma come possiamo infondere coraggio a noi stessi, o magari agli altri, quando ci troviamo in situazioni  di apparente impotenza, cosa fare e cosa poter dire (agli altri o a noi stessi) per riattivare processi di azione?

La tendenza istintiva, immediata è quella di proiettarsi su due soluzioni:

  1. minimizzare la difficoltà trovata (spesso ricorrendo ad aiuti esterni) 
  2. sovrastimarla, in modo tale che il fallimento diventi causa inevitabile di difficoltà troppo grandi.


Capita a molti genitori di intervenire in soccorso sempre e subito, cercando di aiutare un figlio in un compito, in una scelta, rendendo la difficoltà più leggera. Tuttavia l'intervento, se da un lato agevola sul momento, in prospettiva priva il figlio della necessaria autonomia personale.

Lo facciamo spesso anche con noi stessi, chiedendo una mano. In fondo, è spesso la soluzione più semplice. Il risultato? saremo costretti a chiedere aiuto sempre in quanto incapaci di misurare noi stessi ed i nostri limiti.

Analogamente, si cerca di rendere le difficoltà macroscopiche, giustificando se stessi o un figlio in ragione della "impossibilità" di trovare soluzioni efficaci ai problemi.

Il coraggio richiede ben altro rispetto a minimizzare un problema o a renderlo troppo grande, perché in entrambi i casi ciò diminuisce il nostro livello di reattività alle situazioni future.

Ciò di cui necessitiamo è pertanto la possibilità di concederci una chance e di definire obiettivi che siano né troppo facili, né troppo difficili, ovvero ambiziosi seppur alla portata, sforzandoci di mantenere quell'autonomia che, seppur esponendoci all'errore, possa renderci più forti.

Certo, affinché si possa essere in grado di stabilire il grado di difficoltà di un compito, certamente possiamo avvalerci delle opinioni ed esperienze altrui, o magari di modelli di riferimento esterni. 

Tuttavia dobbiamo lavorare su noi stessi, focalizzare le nostre attenzioni sulle nostre risorse, le potenzialità, le reali possibilità concesse dalle nostre competenze e le nostre opportunità o situazioni. Con onestà, ma magari anche con un pizzico di orgoglio.

Il coraggio lo si trova attraverso due parole magiche: autonomia e consapevolezza

Ma quanto siamo disposti ad essere autonomi, ad uscire dalle nostre confortevoli zone di sicurezza per proiettarci verso scelte indipendenti? Quanto siamo veramente disponibili a coltivare ed infondere coraggio senza lasciarsi andare in supporti esterni o in iperprotettività verso un figlio scoraggiato?


Dr Fabio Ciuffini
Psicologo a Prato, Altopascio e zone limitrofe (Lucca, Montecatini). 
Consulenza Psicologica per adulti.
Psicologia Sport e Lavoro
Albo Psicologi Regione Toscana n°4521
Tel. 320-0298136
Share

Nessun commento:

Posta un commento

 
Copyright © 2015 Dott.Fabio Ciuffini, Psicologo.Consulenza Psicologica. Mental Training per atleti in Toscana
Distributed By My Blogger Themes | Design By Herdiansyah Hamzah