La separazione e la frustrazione: il bisogno insoddisfatto di completamento


La separazione e la frustrazione: il bisogno insoddisfatto di completamento e le sue conseguenze sul benessere psicologico.

La frustrazione è senza dubbio uno dei vissuti più radicati nelle persone separate, conseguentemente sia al fallimento e alla rottura del rapporto coniugale che alle difficoltà legate, oltre ad aspetti economici, alla criticità nella gestione dei figli.

La frustrazione fa riferimento sempre ad una mancanza, ovvero ad una situazione interna o esterna che non consente di conseguire un soddisfacimento o di raggiungere uno scopo.

Secondo Freud, che ne concettualizzò il significato, la frustrazione è un elemento utile allo sviluppo dell'Io e all'adattamento alla realtà, nonostante rischi di divenire di forma stereotipata e dannosa, qualora essa si configuri come la conseguenza di una ricerca affannosa ed inutile di un obiettivo oggettivamente non raggiungibile.

Una delle caratteristiche che contraddistingue la frustrazione e spesso poco nota, è la sua tendenza a risultare frutto non solo di eventi negativi esterni all'individuo, ma anche interni, ovvero conseguenti ad un divieto interiore (che Freud identificò come successivi all'intervento inibente del Super-Io) a raggiungere forme di appagamento.

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Un dato che spiega per quale motivo l'approssimarsi di un obiettivo importante, possa comportare spesso uno stato successivo di malessere o addirittura la necessità di impedire un successo.

Naturalmente nel caso di una persona separata, la frustrazione è spesso relativa al vuoto che si crea con la demolizione di un progetto di vita e quindi è fortemente correlata a vissuti di privazione.
La costruzione di una famiglia è in effetti un iter che richiede moltissime energie e passione all'individuo, che investe su tale progetto personale gran parte delle proprie risorse temporali, materiali ed affettive cercando di soddisfare gradualmente quello che Lewin definì nell'uomo un naturale "bisogno di completamento", ovvero la necessità di carattere psichico di portare a termine un qualsiasi compito intrapreso e che attiva stati di emotivi negativi in caso di insuccesso.

La persona può reagire alla frustrazione in molti modi negativi, ad esempio con l'aggressività, con l'eccessiva razionalizzazione, che in realtà incatena il problema in modo forzato, oppure con un vissuto di impotenza o di tipo regressivo (molto frequente nei bambini, ma che possiamo rintracciare bene anche in quelle persone che regrediscono, appunto, ad abitudini antecedenti al matrimonio con apparente e spesso illusoria soddisfazione) oppure, in sintesi, con stati più o meno transitori di tipo depressivo.

Intervenire sulla frustrazione nelle persone separate prevede innanzitutto la necessità di dare molto spazio all'ascolto, incanalando così la naturale necessità di scaricare il dolore ed i vissuti negativi in uno spazio ed in un luogo adatto, in cui poter attivare meccanismi costruttivi di adattamento e di resilienza, anche attraverso un'accurata ristrutturazione di tipo cognitivo della situazione vissuta, che possa aiutare la persona a veicolare le proprie energie in modo maggiormente produttivo.

Uno degli aspetti più delicati è proprio questo, ovvero aprirsi alla possibilità di chiedere aiuto, specialmente negli uomini. Il fallimento viene infatti vissuto con un senso di vergogna e e talvolta di inadeguatezza, che porta la persona a chiudersi ulteriormente in un mondo in cui il pensiero ruminante, ripetitivo, negativo e dannoso acquisisce sempre maggior spazio, crescendo nel tempo in forza ed intensità.

Dr Fabio Ciuffini
Psicologo a Prato, Altopascio e zone limitrofe (Lucca, Montecatini).
Consulenza Psicologica per adulti. Psicologia Sport e Lavoro
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