Il conflitto e l'odio sadico


Il conflitto e l'odio sadico


Il conflitto esasperato è frequentemente fonte e conseguenza dell'instaurarsi di un sentimento molto complesso e per certi versi difficilmente definibile, ovvero l'Odio.

L'Odio viene descritto in vari modi, come ad esempio:


"Sentimento di avversione, rifiuto e ripugnanza verso qualcuno. o, più spesso, di livore, astio e malanimo verso qualcuno" (correre.it)

"L'odio è un sentimento umano che si esprime in una forte avversione o una profonda antipatia. Lo distingue da questi ultimi la volontà di distruggere l'oggetto odiato, e la percezione della sostanziale "giustizia" di questa distruzione: chi odia sente che è giusto, al di là di leggi e imperativi morali, distruggere ciò che odia" (Wikipedia).


Ekman nel 1992 definiva l'odio come un atteggiamento emotivo, più indefinibile e duraturo delle emozioni e caratterizzato dal coinvolgimento contemporaneo di più stati d'animo.
L'odio sarebbe insomma un sentimento complesso che per certi versi sfugge ai meccanismi logici della rabbia, del risentimento o del rancore, ma che li tocca tutti allo stesso tempo.

Ma in che modo si manifesta l'odio? E cos'è che traduce l'odio in aggressione, o nella volontà di nuocere concretamente all'altro?

Baumeister analizzò 4 cause possibili di aggressione: la volontà di ottenere una ricompensa o raggiungere un obiettivo preciso (che tuttavia contempla, la possibilità di aggredire indipendentemente dall'identità della vittima), un'offesa percepita all'autostima individuale ed al proprio Ego (frutto in realtà anche di una valutazione di sé troppo negativa o esageratamente positiva), l'idealismo (che giustifica spesso qualunque forma di conflitto o di attacco) ed il sadismo, ovvero la tendenza a provare piacere nell'infliggere dolore agli altri. 

Se la frustrazione è facilmente collegabile con il fallimento nel raggiungimento di un obiettivo, ecco che odiare potrebbe essere uno dei modi più complessi per reagire alla delusione, e più pericoloso. Soprattutto quando l'odio si fa sadico e l'oggetto conteso di un conflitto non è più l'unico obiettivo da perseguire, ma diviene strumentale ad infliggere dolore all'altro, traendone non solo un vantaggio materiale, ma anche gratificazione personale.

Potrebbe essere dunque proprio la ricerca del piacere conseguente al nuocere all'altro uno dei modi più raffinati e subdoli per fronteggiare la frustrazione nei conflitti interpersonali, rappresentando così una delle spiegazioni più azzardate ma importanti nella comprensione delle diatribe senza fine

Che si tratti insomma, di una sorta di ricerca ossessiva di un godimento pulsionale appagante e distruttivo direttamente proporzionale al grado di delusione soggettivo? 


Dr Fabio Ciuffini
Psicologo a Prato, Altopascio e zone limitrofe (Lucca, Montecatini).
Consulenza Psicologica per adulti. Psicologia Sport e Lavoro
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