PSICOLOGIA DELLO SPORT - Il Turn-Over: è giusto o sbagliato?

Nelle squadre di calcio tiene banco con una certa frequenza il tema legato alla effettiva funzionalità del turn-over, ovvero una gestione tecnica della rosa che prevede frequenti cambi all'interno degli undici titolari in relazione agli impegni della squadra.

La gestione dell'attività psicofisica è in effetti una componente molto importante nella pratica di uno sport, essendo strettamente correlata all'interazione tra l'attivazione fisiologica e comportamentale di un individuo e la sua energia psichica.

La prima, detta Arousal, fa riferimento al grado di vigilanza ed attenzione attivato dal sistema nervoso centrale, alla preparazione muscolare allo sforzo (e quindi all'attivazione del sistema muscolo scheletrico) ed infine alla preparazione del cuore e dei polmoni alla sua sopportazione, in cui viene chiamato in causa il sistema vegetativo simpatico.

L'energia psichica  è invece il grado di attivazione della mente ed è la componente fondamentale della motivazione.

Quando ad un atleta viene chiesto di raggiungere obiettivi più alti rispetto a ciò che si sente di fare sia da un punto di vita fisico che mentale, si innesca il meccanismo dello stress.

Mettendo in relazione il livello di stress con l'energia psichica dell'atleta è possibile evidenziare in che modo l'arousal potrà modificarsi:

1) Quando il livello di stress è basso e l'energia psichica è elevata è possibile raggiungere lo stato di Flow (ovvero di benessere e concentrazione, tipico di prestazioni ottimali)
2) Quando il livello di stress è massimo e l'energia psichica è molto significativa, l'attivazione fisiologica che ne consegue è alta determinando stati di ansia e rabbia.
3) Quando il livello di stress è basso ma l'energia psichica è di modesto livello, anche l'attivazione fisiologica e comportamentale ne risente direttamente facendo esperire all'atleta sonnolenza e rilassamento.
4) Quando invece lo stress è alto e l'energia psichica insufficiente, l'atleta percepisce noia e stanchezza.

Quando il contesto e la richiesta ambientale è fin troppo esigente, pur essendo elevato il livello di energia mentale dell'atleta e la sua motivazione, la tendenza sarà quella di "usurare" le risorse psicofisiche determinando nel tempo stati d'animo molto negativi ed eccessivi.

Affinché la prestazione dell'atleta abbia possibilità di raggiungere buoni livelli è quindi necessario calibrare adeguatamente le richieste rivolte nei suoi confronti in funzione di ciò che egli stesso si sente di fare e di poter sostenere.

Il turn-over praticato dai tecnici nel gioco del calcio consente di calibrare adeguatamente questi tre indici (richiesta, energia psichica e arousal) proprio in funzione delle esigenze di squadra e degli impegni da affrontare.
Ciò che conta, tuttavia, è che il turn-over sia in qualche modo realizzato non in modo standardizzato ma con la flessibilità necessaria quando si è davanti ad atleti che rispondono in modo diverso allo stress.

Questo tipo di gestione del turn-over rende le squadre più competitive e meno soggette ad infortuni.
Al contrario, un turn-over rigido o "cieco" come lo potremmo definire, potrebbe portare ad un impiego non equilibrato delle risorse, non tanto dal punto di vista numerico e del numero di presenze in campo, bensì nella considerazione della soggettività di ciascun calciatore che esperisce stanchezza, fatica e livelli di energia psichica in modo diverso dagli altri e con ritmi del tutto personali.


Dr Fabio Ciuffini 
Psicologo
ciuffinifabio@gmail.com
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2 commenti:

  1. Penso allo stress procurato dalla loro busta paga....!!! Quello e' un problema....!!!!! Ma fatemi il piacere....!!!! Sono favorevole a risultato consolidato con le 3 sostituzioni...!! Il vero atleta si deve anche saper gestire in campo...!

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    1. Salve Ciffer Diablo e grazie per il suo commento.

      Beh, il fatto che i calciatori abbiano stipendi di estremo spessore è un dato di fatto che indubbiamente è incontrovertibile.

      Tuttavia il calciatore è di fatto un atleta che risponde, come gli altri sportivi, a parametri psicofisici soggettivi per i quali il monitoraggio è sempre necessario.
      Se l'impiego di un 11 titolare (per fare un esempio) fosse deciso in base esclusivamente all'ingaggio è evidente che giocherebbero sempre e soltanto i più pagati da cui giustamente si esige di più.

      L'organismo però, e la psiche, rispondono a parametri molto più complessi che richiedono, ad esempio, che un calciatore infortunato debba seguire un certo iter riabilitativo e un reintegro in campo progressivo (anche nel minutaggio) a dimostrazione del fatto che, per quanto guadagni, è soggetto a regole e ritmi di recupero specifici.

      Sono perfettamente concorde sulla sua osservazione in merito al fatto che un atleta di livello debba saper gestirsi in campo. Il turn-over è di fatto una modalità di gestione delle sue risorse.

      Ci sono atleti che si gestiscono meglio giocando sempre ma solo per 60-70 minuti, altri che richiedono invece di giocare partite intere, ma alternandole con fasi di stop.

      Le sostituzioni non sempre possono essere utilizzate ai fini del turn-over (e di fatto vengono anche impiegate per questo) ma molto più spesso sono funzionali ad interventi tattici in campo da parte del tecnico o a fronteggiare episodi avvenuti sul terreno di gioco.

      Grazie per le sue osservazioni.

      Cordialmente
      dr Fabio Ciuffini

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