Il Disturbo d'ansia da Separazione nei bambini

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La separazione dei genitori rappresenta sempre per un bambino un trauma da superare.
Il fatto che un figlio debba abituarsi all'allontanamento di un genitore (quasi sempre il padre) determina una naturale reazione di adattamento legata al distacco ed alla necessità di abituarsi ad un'assenza. Un passaggio di grande delicatezza che deve essere gestito con molta maturità da parte di mamma e papà e che in buona parte dei casi segue percorsi piuttosto lineari.

Tuttavia un allontanamento improvviso, conflittuale e di lunga durata (e quindi mal preparato e gestito) può rappresentare un potenziale fattore di shock nel bambino in grado di favorire l'insorgenza del Disturbo d'Ansia da Separazione che, per essere diagnosticato, necessita della compresenza negli ultimi sei mesi di almeno 3 delle caratteristiche ricorrenti che vengono descritte nel nuovo manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM-V) e che qui riassumiamo:

1) forte disagio manifesto quando avviene o si prevede l'allontanamento (anche temporaneo) di una figura di attaccamento
2) intensa preoccupazione che le accada qualcosa durante la sua assenza
3) forte timore circa la possibilità che si verifichi qualcosa di grave che separi il bambino dalla figura di attaccamento (es.rapimento, perdersi in mezzo alla gente)
4) rifiuto o grande riluttanza nell'andare a scuola o di socializzare per volontà di non separarsi
5) rifiuto di rimanere da solo a casa o in casi estremi anche all'interno di una stanza
6) rifiuto di andare a dormire senza un adulto di riferimento accanto
7) incubi frequenti sul tema della separazione
8) sintomi come mal di testa, nausea, vomito quando il bambino prevede l'allontanamento dell'adulto di riferimento

Il Disturbo d'ansia da separazione di tipo precoce può tuttavia essere individuato qualora tale sintomatologia si manifestasse per periodi anche inferiori ai sei mesi, in sostanziale linea quindi con quanto affermato nel precedente DSM-IV in cui si individuava in 4 settimane il tempo minimo necessario per la diagnosi.

Alcune piccole accortezze che possono essere utilizzate in questi casi si riferiscono sostanzialmente a:

1) evitare di rimproverare il bambino cercando al contrario di adottare uno stile comunicativo rassicurante senza assecondare in modo eccessivo il comportamento riluttante (ad esempio allontanandosi comunque da una stanza facendo sentire al bambino che si è presenti in casa)
2) lavorare su se stessi per evitare di esprimere anche non verbalmente ansia e preoccupazioni eccessive per il comportamento del bambino.
3) chiamare il bambino dopo che si è usciti evitando silenzi troppo prolungati che potrebbero comportare angoscia
4) collaborare con la scuola affinché la figura di riferimento non venga "sostituita" dagli insegnanti, bensì affiancata da essi nella gestione equilibrata del distacco. 
5) in caso di un bambino piccolo (fino a 6-7 anni) favorire distacchi in momenti in cui fisiologicamente sia più portato a riposare

Per la diagnosi del disturbo è necessario prevedere il ricorso ad una consultazione psicologica specialistica ed un eventuale ricorso alla Psicoterapia.

Naturalmente l'individuazione di possibili cause di questa manifestazione richiede che i genitori si adoperino per limitare, soprattutto in caso di separazione e divorzio, gestioni traumatiche dell'allontanamento collaborando anche nel quotidiano per aiutare il proprio figlio ad accettare con adeguata progressività l'allontanamento ed i periodi di distacco.

Senza questa precondizione, qualunque tipo di intervento potrebbe infatti risultare inutile.

Dr Fabio Ciuffini
Psicologo
ciuffinifabio@gmail.com



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