Il Self-Talk: in che modo un campione parla a se stesso?

Frequentemente nel calcio, così come nello sport, sentiamo parlare della differenza esistente tra campioni veri e giocatori che invece riescono a raggiungere performance importanti soltanto in modo occasionale e discontinuo.

Ma da cosa può dipendere questa differenza, quali sono le caratteristiche che, a parità di qualità tecniche, rendono un atleta più performante rispetto ad un altro?

Una dalle componenti in grado di facilitare questo obiettivo è senza dubbio il cosiddetto Self-Talk positivo, ovvero il dialogo interno con il quale l'atleta parla a se stesso, prima, durante e dopo un gara, ma anche in allenamento o semplicemente nella sua quotidianità, al fine di motivarsi e concentrarsi per raggiungere il proprio obiettivo di prestazione.

I pensieri automatici che affiorano nella mente hanno infatti necessità di essere allenati ed abituati a trovare connotazioni positive in grado di orientare un atleta al successo.

Parlare a se stessi in termini negativi e pessimistici infatti spesso conduce l'individuo a ruminazioni e pensieri ossessivi nella propria mente che, avendo una connotazione di perdita e sconfitta, conducono l'atleta ad un calo motivazionale e di autostima che rischia di comprometterne la prestazione.

Il calciatore che pensa positivamente non ammette pensieri di preoccupazione eccessivi, non si sente confuso o troppo ansioso, non teme di fare brutta figura o di sbagliare ottenendo un rimprovero da parte dell'allenatore o i fischi del pubblico, è tollerante con se stesso e riesce a raggiungere più velocemente la concentrazione.

Ma non solo, cerca di alimentare la propria tranquillità e "freddezza", si sforza affinché un pensiero negativo venga subito sostituito da uno positivo, cerca di parlare a se stesso in termini di divertimento e soddisfazione, si sente apprezzato e ritiene di avere valore.


Il dialogo interno, contrariamente a quel che si pensa, pur essendo frutto del modo con il quale una persona è abituata a parlare a se stessa in modo consequenziale alle esperienze ed ai vissuti soggettivi durante la crescita, non è tuttavia immutabile, ma può bensì essere modificato attraverso il ricorso a tecniche tipiche del Mental Training in grado di identificare i pensieri negativi imparando poi a gestirli ed a sostituirli con dialoghi positivi che mantengono più alto il livello di attenzione dell'atleta (il cui livello di concentrazione risente moltissimo della negatività dei propri pensieri).

Visualizzare uno "Stop" mentale all'insorgere di pensieri negativi (pronunciando ad alta voce la parola) consente ad esempio all'atleta di riconoscere la frequenza con la quale il pensiero negativo si presenta alla mente, determinando una maggiore consapevolezza del proprio modo di parlare a sé.

La trasformazione di un pensiero negativo in uno più mite con formulazioni diverse dei concetti,  oppure  l'utilizzo di termini positivi che sostituiscano pensieri neutri anche ricorrendo a sostituire delle autolimitazioni nelle azioni con parole orientate invece alla buona riuscita, favoriscono la positività del dialogo interno.

Esso si caratterizza per la forte limitazione di espressioni che contengono il "NON" grazie alla capacità del cervello di trattare con maggior disinvoltura frasi e concetti che contengono frasi affermative piuttosto che una negazione (ad esempio la frase "non devo distrarmi" può essere sostituita dall'espressione "devo concentrarmi").

Questo atteggiamento consente tra l'altro all'atleta di aumentare l'attenzione nei confronti della prestazione in quanto pone l'accento sul cosa l'atleta deve fare e sugli specifici gesti tecnici da compiere, piuttosto che disperdere energie nel distrarsi con azioni da non commettere.

Il Self talk, infatti risulta maggiormente efficace quando il dialogo interno utilizza espressioni brevi e specifiche, sono formulate con la seconda persona singolare (il Tu) e si manifestano sotto forma di suggerimenti piuttosto che di frasi complesse o semplici parole chiave.

Il Self talk positivo è inoltre prevalentemente motivazionale e mira alla padronanza della situazione, all'autostima e alla prontezza mentale, oltre che al fronteggiamento delle difficoltà.
Ma può essere particolarmente utile anche dinanzi alla necessità di una riattivazione fisiologica quando l'organismo pare non reagire, sembra impotente dinanzi agli stimoli esterni e necessita di nuova linfa, ma anche quando il livello di eccitazione è troppo alto e l'atleta ha bisogno di attuare strategie immediate di rilassamento al fine di ritrovare un adeguato livello di arousal (attivazione).

Dr Fabio Ciuffini
Psicologo
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SPECIAL REPORT: 12 TAPPE PER IDENTIFICARE E MIGLIORARE IL DIALOGO INTERNO DELL'ATLETA
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